Abbiamo avuto il piacere di approfondire con la Dottoressa Elisa De Maria il progetto del Distretto Lions 108Ia1 “Il cuore delle donne”, del quale la Dottoressa è responsabile e si batte in prima persona.
Tre semplici domande per affrontare un tema molto delicato come quello legato alla salute del cuore delle donne piemontesi.

Da quale idea nasce “Il cuore delle donne”? Quale valenza ha per i Lions?
“Uno dei nostri impegni è prendere parte attiva al bene sociale, culturale e morale della società in cui viviamo. In quanto medico ritengo che la salute sia un bene primario. Negli ultimi quindici anni è venuta alla luce una problematica che quando io frequentavo l’Università non c’era e riguarda nello specifico le patologie cardiovascolari nelle donne. Un tempo si poneva attenzione, infatti, soltanto all’incidenza di queste patologie sugli uomini. Dagli Stati Uniti, però, sono iniziati ad arrivare i primi segnali di un’analisi anche sulle donne e vennero alla luce informazioni mai date prima. Si notò che anche il sesso femminile veniva colpito da patologie di questo tipo anche se con modalità differenti e in età diverse rispetto agli uomini. Si è trattato, dunque, del primo vero approccio con questi studi e lo stesso Ordine dei Medici si è mobilitato organizzando numerosi convegni a riguardo. In primis si è cercato di fare il più possibile informazione e io in prima persona ho deciso di approfondire questa tematica alla quale tengo particolarmente e ho dato vita a questo progetto. Siamo riusciti a ottenere risposte in più di cinquemila questionari qui a Torino e attraverso l’Assessorato alla Sanità li abbiamo portati a validare all’ente che provvede all’epidemiologia ed è risultato un lavoro interessante che verrà analizzato e portato nei prossimi piani regionali per la prevenzione. Per noi si tratta di un risultato importante. Siamo riusciti ad attenzionare molte persone e in primis la Regione  su una tematica di grande importanza e di conseguenza non possiamo fare altro che essere soddisfatti per il lavoro svolto fino a questo momento a maggior ragione dopo aver utilizzato gli stessi parametri del CUS Torino, ovvero i corretti stili di vita”.

Il CUS Torino e nello specifico Just The Woman I Am sono stati un veicolo importante per informare così tante persone?
“Just The Woman I Am ci ha dato un grosso aiuto, anche e soprattutto perchè la maggior parte degli iscritti sono donne. Dalla validazione di questi test è venuto fuori che sono le classi meno abbienti quelle che corrono più rischi rispetto alle altre classi. Questa ricerca dimostra, quindi, di avere anche un risvolto sociologico non indifferente. Sanità e politiche sociali viaggiano di pari passo in questo caso. I risultati della medicina partono sempre da un assioma assolutamente banale, ma se viene validato con uno studio diventa tutto ancora più performante e questo ne è un esempio lampante”.

Si può dire, dunque, che alla base di questo progetto informazione e prevenzione svolgano un ruolo da protagonista?
“Assolutamente sì. Alla luce di queste problematiche, seppur come abbiamo già detto mediate da fattori differenti rispetto a quelli degli uomini, i medici di base hanno più strumenti per effettuare una prima analisi approfondita sulle proprie pazienti. Informazione e prevenzione, dunque, viaggiano a braccetto”.