FRANCESCA CENCI, psicologa e psicoterapeuta specializzata in rapporti di coppia, sostegno alla genitorialità e psicologia infantile, diventa nota al grande pubblico dopo il successo del suo primo libro, Due cuori e una famiglia (Tecniche Nuove, 2015) dedicato alle giovani coppie che hanno appena avuto un figlio. Il successo ottenuto porta Francesca ad avviare diverse collaborazioni con riviste di settore e programmi televisivi in cui è spesso chiamata come ospite, in qualità di esperto. A novembre 2016 ha pubblicato il suo nuovo libro dal titolo “Amare da morire: come sopravvivere all’amore malato”.

1)Francesca, che donna è lei nella vita quotidiana e quali sono le difficoltà che, in quanto donna, si trova ad affrontare?
Nella vita sono molto determinata, combattiva e iperattiva. Dormo poco per natura, ho molte energie e non sto quasi mai ferma. La mattina presto corro o vado in palestra, poi sono pronta per iniziare la giornata. Per lavoro collaboro con varie realtà molto diverse tra loro e viaggio spesso. Con i miei figli sono molto severa, ma affettiva. Di difficoltà ne incontro ogni giorno, in tutti i campi, anche perché vivo sola con i miei due bambini e nonostante c’è chi mi aiuta, devo ammettere che non è sempre facile.

2) Quali sono i pro e i contro di essere una donna nel mondo del lavoro?
Il PRO è indubbiamente quello di sentirsi appagata da ciò che si fa, dalle soddisfazioni e dai consensi che si ottengono. Il lavoro paga, sempre, perciò se ci si impegna al massimo i risultati prima o poi arrivano. I CONTRO sono tutto il resto: ad esempio far conciliare l’essere una buona madre con le proprie attività, senza togliere spazio alla famiglia o alle relazioni affettive e affrontare ogni giorno un centinaio d’incombenze. A me piace molto ciò che faccio, ma sicuramente è complicato.

3) Lei è anche autrice di alcuni libri, uno dei quali inerente la violenza di genere. Come mai ha deciso di affrontare questo delicato tema?
Credo che la violenza sulle donne sia solo l’iceberg di un problema ben più profondo e nascosto, ossia la decisione di portare avanti nel tempo delle relazioni malsane. Troppo spesso cadiamo nell’errore di instaurare rapporti affettivi malati sul nascere, fatti di eccessivo possesso, gelosia e privazioni. Queste storie d’amore hanno purtroppo buone probabilità di sfociare in un circolo vizioso di violenze psicologiche e fisiche.

4)Perché secondo lei tante donne accettano certe condizioni?
Perché hanno paura, perché sono completamente assoggettate, o perché magari economicamente non si sentono indipendenti, perché non credono abbastanza in loro stesse e quindi manca loro quella spinta per dire “basta” e ricominciare da capo. Inoltre culturalmente tramandiamo dei concetti sbagliati sull’amore: rinunciamo troppo spesso alla nostra personalità o alla nostra libertà individuale in nome di un grande amore, che invece senza autonomia e rispetto Amore non è. Alle donne che subiscono non mi stancherò mai di dire “ribellatevi, parlatene, denunciate, non abbiate paura. Esiste sempre un modo per iniziare una nuova vita, libere dalla sofferenza e dal dolore”.

5) Per il quarto anno consecutivo lo sport universitario è ancora una volta in prima linea con lo scopo di comunicare i propri valori formativi, di strumento di prevenzione e salvaguardia della salute dell’individuo e soprattutto di sensibilizzare l’opinione pubblica e di diventare veicolo di cultura a sostegno dell’eliminazione della violenza di genere. Tutto questo attraverso l’evento Just The Woman I Am, che si terrà domenica 5 marzo in Piazza San Carlo a Torino. Come si sente ad essere madrina di questa manifestazione unica nel suo genere?
Per me è davvero un onore essere ambasciatrice di un evento così importante e carico di significato. Credo fortemente nel concetto di benessere della persona a 360 gradi e della necessità di perseguire l’amore per se stessi ad ogni costo. Un aspetto che spesso non si considera a sufficienza è che la serenità mentale e la salute fisica sono strettamente correlate e interdipendenti. Imparare a conoscersi e a stare bene con se stessi è sicuramente il primo modo per volersi bene. Nel suo insieme vuol dire diffondere valori positivi e propositivi, che sono quelli che amo comunicare io, attraverso i miei libri, i miei interventi pubblici e la mia persona.
Come Francesca, sostieni anche tu la ricerca universitaria sul cancro, iscrivendoti alla corsa non competitiva o alla camminata di domenica 5 marzo in Piazza San Carlo a Torino.
Tutte le informazioni su www.torinodonna.it

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