I progressi della scienza dovrebbero essere patrimonio dell’intera popolazione. Purtroppo, spesso il linguaggio squisitamente tecnico e gli argomenti trattati rendono ostico l’accesso al pubblico “non addetto ai lavori”.
Con questa rubrica settimanale ci prefiggiamo di portare una piccolissima porzione di notizie scientifiche di recente pubblicazione alla portata di tutti, grazie agli elaborati di giovani ricercatori, che operano in seno all’Università di Torino e sono quotidianamente impegnati nella lotta alla patologia oncologica.
Silvia Novello Professore Associato di Oncologia Medica Presso il Dipartimento di Oncologia
Università di Torino

TERESA MELE: Dieta mediterranea e rischio di carcinoma mammario invasivo in donne con elevato rischio cardiovascolare partecipanti al trial clinico
PREDIMED
Toledo E, e coll.
JAMA Intern Med. 2015 Nov 1;175(11):1752-60

L’attenzione ai corretti stili di vita è da molti anni al centro dell’attenzione in ambito sanitario, soprattutto nella sfera della prevenzione primaria.
Il rapporto tra dieta, intesa come alimentazione in senso lato, e sviluppo di patologia tumorale è stato sin dagli albori dell’oncologia oggetto di interesse scientifico.
Nell’ultimo decennio l’attenzione a questa tematica è cresciuta in modo esponenziale (merito anche di un’aumentata consapevolezza dell’importanza del rapporto tra dieta e salute, delle campagne di prevenzione di rischio cardiovascolare e, non in ultimo, della spiccata risonanza mediatica ottenuta), purtroppo spesso gravata da dichiarazioni non suffragate da evidenze scientifiche solide e da pericolose generalizzazioni. Rientra in questo contesto il battage sulle carni rosse, che ha visto coinvolti i ricercatori di Lione e i media alla fine del 2015: i dati in merito al rischio di malattia tumorale legato a nitriti e nitrati contenuti nella carne e insaccati sono scientificamente noti e ben fondati, ma un messaggio perentorio, senza alcuna precisazione in termini qualitativo e quantitativo è assolutamente superficiale e non corretta.
La delicata relazione alimentazione/rischio va considerata nel suo duplice aspetto: sia in termini protettivi, sia in termini di aumentato rischio di sviluppare una determinata patologia (ed in particolare una patologia tumorale). Uno dei punti chiave di questa relazione è che la dieta è un elemento che definisce lo stile di vita degli individui ed è un fattore modificabile, sul quale, cioè, si può intervenire.
Il carcinoma della mammella è la malattia tumorale maligna più diagnosticata nel sesso femminile in tutte le fasce di età ed è la prima causa di mortalità per tumore nella donna in molti paesi del mondo. In base a studi epidemiologici, l’unico elemento introdotto con la dieta ad oggi riconosciuto come fattore in grado di aumentare il rischio di sviluppare un tumore al seno è l’alcol ma i dati scientifici riguardanti la relazione tra alimentazione e malattia tumorale mammaria restano non univoci.
Scopo dello studio di Toledo è confrontare l’effetto di tre diversi regimi dietetici sull’incidenza di carcinoma mammario. Sono state messe a confronto rispettivamente:
– dieta mediterranea con supplemento di olio extra vergine di oliva (quantificato come circa 1 litro a settimana di consumo nell’ambito del nucleo familiare)
– dieta mediterranea con supplemento di noci, mandorle e nocciole (rispettivamente 15 g, 7.5 g e 7.5 g al giorno)
– dieta priva di supplementazioni, con ridotto apporto di grassi.
Si tratta di uno studio randomizzato multicentrico, condotto tra Ottobre del 2003 e Giugno del 2009, che ha coinvolto 4282 donne. Dopo un periodo di osservazione di 4.8 anni sono stati osservati 35 casi di tumore mammario; nello specifico, il gruppo di donne che osservava la dieta mediterranea con aggiunta di olio extravergine ha mostrato un rischio di contrarre la malattia inferiore (62%) rispetto al gruppo di controllo (privo di alcuna supplementazione); non sono invece state identificate differenze significative tra il gruppo che assumeva frutta secca giornaliera e il gruppo di controllo..
Questo studio ci suggerisce che la dieta mediterranea può avere un effetto positivo nella protezione dal tumore alla mammella. Tuttavia, a causa di alcuni limiti intrinseci dovuti al disegno statistico dello studio (sottostudio di trial PREDIMED, condotto per valutare la prevenzione primaria di patologie cardiovascolari) questi dati devono essere rinforzati e validati da ulteriori studi clinici ad hoc, per poter confermare queste conclusioni

Glossario:
1) Mutazione: ogni cambiamento ereditabile del materiale genetico causato da agenti esterni ( ad esempio raggi ultravioletti, fumo di sigaretta etc) o dal caso;
2) Gene oncosoppressore: è un gene che codifica proteine, che mediano segnali negativi per la crescita cellulare e proteggono la cellula stessa dall’accumularsi di mutazioni;
3) Allele: una delle forme alternative che il gene può assumere nello stesso sito cromosomico;
4) Sindrome di Li-Fraumeni: sindrome rara in cui il gene TP53 ha solo un allele funzionante. E’ caratterizzata da una maggiore suscettibilità a sviluppare diversi tumori indipendenti, in svariati tessuti, in una età relativamente precoce (giovani adulti);
5) Retrogene: gene che è stato trascritto a partire dall’RNA.
6) Studio randomizzato: studio clinico che prevede che l’assegnazione dei pazienti ai vari gruppi da esaminare avvenga con metodo casuale (random).
7) Incidenza: misura della frequenza di una patologia, intesa come nuovi casi osservati in un dato periodo di tempo

Link per scaricare paper originale:
http://archinte.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2434738

In allegato il curriculum della Dott.ssa Mele: CVTeresaMele