Carla Diamanti, presidente della Onlus Mettiamoci le Tette, sostiene #JustTheWomanIam 2019

Chi è Carla Diamanti? E com’è diventata presidente di Mettiamoci le Tette?
Sono una giornalista di viaggi. Giro il mondo per passione, ma soprattutto, per professione. Anni fa sono stata una paziente dell’Ospedale Valdese di Torino. Nel 2012, i medici che mi avevano seguita nelle terapie mi hanno contattata per scrivere un articolo sull’imminente chiusura dell’Ospedale. Io non mi occupavo affatto di cronaca, ma ho accettato. In breve tempo ne è nata una protesta e con tre fotografi abbiamo lanciato un appello e raccolto circa 500 autoscatti di seni di donna, di tutte le età e etnie. Con questi scatti è stato creato un banner enorme, un cartellone che abbiamo iniziato ad usare in tutte le manifestazioni, fiaccolate, eventi di protesta. Pian piano, sempre più persone si sono unite al movimento e, nel 2017, quando l’ospedale è stato riaperto come “Casa della Salute” (un punto intermedio tra medici e ospedali), abbiamo ottenuto un piccolo spazio dando vita alla nostra onlus. Promuoviamo iniziative di supporto ai familiari, come corsi, sportelli di ascolto e diverse altre attività.

Quali sono state le difficoltà più grandi che avete dovuto affrontare?
È stato terribile assistere alla chiusura di un’eccellenza della sanità pubblica, soprattutto in campo senologico, come l’Ospedale Valdese di Torino. Anche se piccolo, l’ospedale aiutava donne provenienti da tutta Italia e offriva supporto completo nell’affrontare la malattia. In prima persona posso dire che i medici e lo staff si occupavano veramente di tutto: dalle prenotazioni alle visite, addirittura al parcheggio: si impegnavano al massimo per il benessere fisico e psicologico delle donne. Le pazienti si sentivano sostenute sia nelle cure, sia nei controlli periodici. Con le nostre proteste ce l’abbiamo messa tutta per evitare che la struttura venisse venduta. Anche se in un piccolo spazio, abbiamo un grande obiettivo: quello di ripristinare la diagnostica senologica.

La vostra è una onlus nata dalla forza delle donne che conta anche del supporto di numerosi uomini volontari. Che significato ha per lei, partecipare a Just The Woman I Am?
Just The Woman I Am è una manifestazione importante. Avremmo già voluto partecipare alla scorsa edizione ma la nostra onlus si era appena formata e non è stato possibile organizzarci. Quest’anno saremo presenti, entrambe le giornate, per incoraggiare le persone a curare il benessere. Credo che più che ogni altra cosa l’evento serva a questo: ad aggregare le persone. Lo scopo è fare squadra e la squadra è lo strumento per creare relazioni tra le persone. Se una persona si sente un catorcio, perché non sentirsi catorci in gruppo? L’aggregazione, come dimostra la nostra azione, è il motore che spinge al cambiamento.

Prevenzione, benessere, ricerca, Sport e solidarietà sono i valori portanti della corsa in rosa. Quali sono le vostre iniziative in merito?
Saremo in piazza sia il 2, sia il 3 marzo. Il sabato, per il Villaggio della Prevenzione, avremo un team di medici senologi volontari che daranno informazioni alle donne che lo desiderano. Inoltre, abbiamo atteso l’occasione per lanciare il nostro primo sportello informativo sulla mutazione genetica – BRCA. Crediamo molto in questo: è una frontiera che aiuta nella prevenzione. Prossimamente disporremo degli incontri con una psicoterapeuta. Verranno attivati nel nostro spazio all’interno della Casa della Salute per aiutare i “caregivers” a gestire l’emotività e ad accompagnare le familiari nei percorsi di cura.

Tutte le informazioni sul progetto al seguente link: www.facebook.com/mettiamociletette/

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