GIACOMO SINTINI è un campione, nella sua carriera da pallavolista e nella vita di tutti i giorni. Ha giocato 13 campionati consecutivi in serie A1 e indossato per diverse occasioni la maglia della Nazionale. Nel 2011 ha dovuto affrontare il cancro e sospendere gli allenamenti, ma con coraggio, forza d’animo e spirito sportivo ne è uscito più forte, e, di nuovo in campo, ha vinto uno Scudetto. Oggi, con la sua associazione, offre supporto alle persone che come lui si sono trovate di fronte alla malattia e, raccontandoci la sua storia, ha deciso di supportare Just The Woman I Am.

Chi è Giacomo? Raccontaci un po’ di te!

“Sono sicuramente un papà e un marito, un uomo di famiglia. E sono un ex atleta, con una carriera alle spalle di cui vado molto fiero e che mi rende felice e che mi ha permesso di vincere tanto e soprattutto mi ha fatto crescere come persona. Ho girato il mondo, ho imparato a gestire molte dinamiche e soprattutto ho avuto l’opportunità di emozionare le persone con il mio gioco, con il mio impegno e con il mio lavoro. Oggi sono un manager aziendale, responsabile di una linea di business legata allo sport e alla formazione, in una multinazionale leader al mondo nella gestione delle risorse umane. Ho una nuova prospettiva professionale davanti. Sono anche Presidente di un’associazione benefica che mi rende attivo nel sociale e questo è il più bel regalo che sicuramente mi porto dietro dalla brutta esperienza della malattia. Oggi, quindi, io sono tutte queste cose e cerco di imparare, di essere entusiasta sempre e di portare avanti con impegno tutto quello che faccio.”

Quali sono state le sensazioni che hai provato non appena hai scoperto la malattia?

“Se torno indietro al 1° giugno del 2011, quando mi è stato detto che ero malato di cancro, mi tornano in mente sensazioni orribili, tremende. Ho provato un grande sconforto, ma anche disorientamento e, terrore. Terrore di non poter più stare con le persone che amo, di non poter più immaginare obiettivi insieme ai miei cari, di non poter più sognare e programmare. Il terrore che tutto potesse finire.

Quindi la sensazione è stata inizialmente molto brutta e paralizzante. Poi, fortunatamente, non so se per miracolo o istinto di sopravvivenza, ho cominciato a vedere il bicchiere mezzo pieno: il fatto che mi sia ammalato io e non un’altra persona a cui volevo bene come mia figlia, che aveva solo tre anni, o mia moglie, mi ha fatto pensare che non fosse così brutta come notizia. E da quel momento, ho cercato di rimboccarmi le maniche per provare a venirne fuori.”

Quali sono stati i primi pensieri riguardo al futuro?

“Quando si dice che nella vita l’importante è la salute, non è una cosa così banale. È la verità. Io ho provato sulla mia pelle che quando ti viene tolta la salute, ti vengono tolte le prospettive. E le prospettive, spesso, sono ciò che ci manda avanti e non averle più è veramente sconfortante. I primi pensieri sono stati davvero difficili. Quando li ho messi un po’ in ordine e ho iniziato a lottare, allora ho cominciato anche a farmi forza grazie a questi pensieri. Ho iniziato a proiettarmi in avanti e a dirmi che non era detto che tutto dovesse finire così e che avevo una strada da percorrere e che per quanto fosse dura avevo la fortuna di poterla avere e quindi andava affrontata con forza, ottimismo e con tutta la speranza di cui ero capace.”

Avresti mai pensato di tornare a giocare a così alti livelli? E soprattutto avresti pensato di tornare in campo per vincere uno Scudetto?

“Mai. Sinceramente lo volevo con tutte le mie forze, ma il mio pensiero non era così concreto. Non avevo nessun dato, nessuna certezza che mi facesse immaginare di potercela veramente fare. Era più una visione sfocata e una grande speranza, ma dal momento in cui ho ripreso ad allenarmi e ho cominciato a stare bene, ovviamente il mio desiderio è diventato sempre più motivato dai risultati che ottenevo.

Non credevo, dunque, di riuscire a tornare a giocare ad alto livello, di tornare a vincere, ma, piano piano ne ho preso sempre più consapevolezza rendendomi conto che, migliorando, ogni giorno le mie opportunità diventavano sempre più alte. Ovviamente quando ero nel mezzo della malattia sognavo prima di tutto di tornare a stare bene e poi di tornare a giocare, ma non sapevo quanto avrei potuto crederci.”

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