Marina Caldaro, presidente delle Dragonette di Torino, ci racconta la sua storia, lanciando alle donne un messaggio di invito alla prevenzione.

Chi è Marina Caldaro? Ha una frase che la descrive?

“Ho 53 anni e 11 anni fa ho incontrato lungo il cammino della mia vita il tumore al seno. Avendo familiarità, mi sottoponevo ogni anno agli esami di routine. Sono stata operata nel 2008 con intervento di quadrantectomia e non ho avuto necessità di sottopormi a cicli di chemioterapia, proprio per il fatto che la prevenzione mi ha fatto scoprire la neoplasia in diagnosi precoce.

Vorrei dare un messaggio a tutte le donne: mettete la prevenzione al centro della vostra vita. Perché prevenzione significa soprattutto diagnosi precoce e stile di vita sano. Ed è ormai certo che alimentazione e movimento fisico aiutano non solo a non ammalarsi, ma anche a non ricadere nella malattia. Grazie alle Dragonette sono riuscita a riappropriarmi di quella progettualità che la malattia mi aveva rubato. Mi vedevo riflessa in mia madre, cui assomigliavo molto non solo fisicamente. Lei, infatti, era sotto chemioterapia per una recidiva quando lo diagnosticarono a me e per questo motivo decisi di non dirle nulla. Essere parte integrante di una realtà così partecipata mi regala un senso di appartenenza e la consapevolezza di non essere mai sola. Insieme con leggerezza e mai con superficialità, affrontiamo la vita di tutti i giorni, alcune volte con gioia, altre con fatica, ma sempre con determinazione e voglia di vivere. Lo Sport mi ha sempre aiutato a superare i miei limiti, il dragone in maniera particolare.

La frase che mi descrive?

Non credo sia importante chi sia Marina Caldaro, ma chi siano le Dragonette. E posso dire che sono delle donne normali che fanno cose straordinarie.”

La vostra associazione è esclusivamente dedicata alle donne oppure contate anche sul supporto degli uomini?

“È una squadra prettamente femminile costituita da BCS, ma anche da supporter, donne che non hanno per loro fortuna vissuti oncologici, ma sono al nostro fianco e partecipano attivamente alla vita dell’Associazione. Per le attività a terra, molto spesso, mariti, compagni e amici ci danno una mano, diventando Dragonetti a tutti gli effetti ed è per questo che vorremmo poter creare anche una squadra in blu.”

Ci spiega in maniera più approfondita l’utilizzo del Dragon Boat? Quale connessione c’è tra Dragon Boating e cancro al seno?

“Tutto è nato 25 anni fa quando un medico canadese, il dr. McKenzie, diede vita a un progetto riabilitativo canadese dal nome “Abreast in a Boat”, che prevedeva gare su imbarcazioni con la testa e con la coda di drago, contenenti un equipaggio di 22 persone. Il movimento fisico della pagaiata del Dragon Boat è risultato particolarmente adatto per le donne mastectomizzate, poiché questo andava a lavorare prettamente sui muscoli dorsali e addominali, e pochissimo sui pettorali – muscoli fortemente impattati dall’intervento – senza dimenticare che la pagaiata consente anche una sorta di linfodrenaggio automatico grazie all’attività delle braccia. Successivamente, il progetto si è diffuso in tutto il mondo contando a oggi un numero di circa 300 team, e dal 2004 è approdato anche in Italia, dove al momento ci sono circa 30 squadre, tra cui le Dragonette di Torino e di Avigliana.”

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto ancora una volta a partecipare a Just The Woman I Am? E quale messaggio volete trasmettere alle persone che vi seguono?

“Abbiamo partecipato a tutte le edizioni passate della Corsa in Rosa, proprio per affermare che seppur con modalità differenti, l’obiettivo è comune. Infatti, se siamo tutte sulla stessa barca, il cancro non fermerà le nostre vite.

Come Dragonette partecipiamo ogni anno a numerose manifestazioni di Dragon Boat sia in Italia sia all’estero divenendo così testimonial per la Città di Torino circa l’importanza della prevenzione.

Nel 2018 si è tenuta a Firenze la V edizione del Festival Internazionale di Dragon Boat donne in Rosa, dove hanno partecipato 128 squadre in rappresentanza di 17 paesi e la presenza di 5.000 persone provenienti da ogni parte del mondo.

Sono oltre 700 le donne che fanno parte delle varie squadre italiane e sono in continua crescita sia come numero di squadre sia di partecipanti.  Se però si considera che nel 2018 siano state 52.800 le donne che hanno vissuto l’esperienza del tumore al seno, riteniamo ci sia ancora molto da fare.

Proprio per questo è fondamentale che a sostegno della ricerca universitaria si promuovano eventi come Just the Woman I Am e che al fianco del sistema sanitario nazionale ci sia la presenza e il lavoro sul territorio di Associazioni come la nostra, nonché la loro promozione sui media. Tasselli strategici per trasmettere il messaggio che insieme ce la possiamo fare!

Ho letto nella brochure del CUS Torino questo proverbio keniota, che ritengo una perfetta sintesi: “Se vuoi arrivare primo, corri da solo; se vuoi arrivare lontano, cammina insieme”.”

Per maggiori informazioni sulle Dragonette Torino consultate il sito: http://www.dragonette.org/.

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